Le Ville della Riviera del Brenta: Comune di Dolo

17) Villa Ferretti, Angeli, Nani Mocenigo; 18) Villa Brusoni Scalella; 19) Villa Rocca, Ciceri, Bressan ora Villa Ducale Hotel; 20) Villa Tito; 21) Villa Badoer Fattoretto; 22) Villa Carraro, Mioni; 23) Villa Toderini, Fini; 24) Villa Andreuzzi, Bon, Spezzati; 25) Villa Nani Mocenigo Golin; 26) Villa Velluti; 27) Villa Badoer, Basso,detta “Maria”; 28) Villa Alberti, Folco; 29) Villa Andreucci, Comello, Sicurella; 30) Villa Donà, Priuli, detta “San Giacomo”; 31) Villa Venier, Levorato, Velluti.

17. Villa Ferretti, Angeli, Nani Mocenigo

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La villa si colloca lungo la riva destra del Brenta, nel Comune di Dolo, località Sambruson.
Il complesso comprende, oltre alla villa, le due barchesse e la cappella privata. Sul retro, il parco romantico dai percorsi tortuosi ricco di specie arboree ad alto fusto e una collinetta artificiale.
La villa fu costruita nel 1608 dal progettista vicentino Vincenzo Scamozzi su richiesta di Girolamo Ferretti. Successivamente la proprietà passò alla famiglia Angeli e quindi nel XIX sec. ai Nani Mocenigo.
Il complesso è costituito da tre blocchi e si sviluppa con un impianto lineare a L. Il lungo fronte ha una composizione tanto imponente quanto simmetrica e classicheggiante. A scandire la parte centrale quattro paraste giganti squadrate di ordine ionico reggenti l’architrave modanato con iscrizione e il frontone dentellato con, all’interno, lo stemma nobiliare a bassorilievo retto da due angioletti, scolpito probabilmente da Francesco Albanese. Al centro, una balaustra in pietra sottolinea l’affaccio dall’ampia apertura centinata del piano nobile. Le ali mostrano finestrature seriali, grandi e con cornice a bugnato rustico al piano terra, più piccole al piano superiore. Tutto è equilibrato e ritmato da lesene ioniche su basamento. La facciata a nord ha la stessa composizione di quella principale; in corrispondenza di alcune lesene si alzano quattro pinnacoli a copertura di altrettanti camini. Internamente, l’impianto e l’apparto decorativo originali della villa sono andati purtroppo perduti.
Gli annessi rustici sono notevolmente degradati.
Nel 1945 la villa fu requisita dal comando alleato; abbandonata da questo, nel 1946 fu occupata regolarmente da una famiglia di Zara e, abusivamente, in anni successivi, da alcune famiglie di senza tetto, fatto che cagionò alla villa uno stato di totale incuria e degrado.
Oggi il complesso è sede di un Istituto professionale e, nonostante questo, continua il suo stato di assoluto deperimento
Apertura al pubblico: Esterno parco: estate 7.30-19.00; inverno 8.30-18.

18. Villa Brusoni  Scalella

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L’origine della villa sembra risalire al XVII secolo, principalmente in considerazione della sua planimetria, impostata in senso longitudinale, ma potrebbe anche essere una ripresa nel primo ‘700 dello schema planimetrico del passato. All’interno del corpo principale, a due piani, rimangono tracce della decorazione originale.

Un cenno particolare merita l’ultima stanza ad est al piano terra, con decorazioni moderne di Millo Bortoluzzi, rappresentanti paesaggi lagunari ed alpini.
Il complesso è arricchito dal pregevole parco della Villa che, ideato da Iappelli, per la composizione della vegetazione è certamente uno dei parchi più interessanti della Riviera del Brenta.

È caratterizzato da una grande varietà di percorsi, ricchi di punti scenografici; il corredo botanico è assai vario, con specie autoctone ma anche con interessanti esemplari esotici; l’intera progettazione dell’impianto segue le regole più classiche dei migliori giardini all’inglese con le peculiarità del sito rivierasco.

Elemento caratterizzante dell’intero complesso è l’acqua che attraversa tutta la proprietà: fornita direttamente dal Brenta, passa sotto alla strada ed emerge nel parco nella zona dell’attuale orto.

Info: Orari: su appuntamento Tel. 041 421621

19. Villa Rocca, Ciceri, Bressan ora Villa Ducale Hotel .

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A Dolo (VE), lungo la famosa riviera del Brenta, si trova il complesso di Villa Rocca ora Villa Ducale Hotel .

Nel 1884 il Conte Giulio Rocca, nobile veneziano, edificò lungo il fiume Brenta una bellissima villa padronale, sui resti di una più antica costruzione del ‘700, cui appartennero il bel parco con statue e siepi e la chiesetta che fanno tuttora parte della proprietà.   Sviluppata su due piani, presenta uno schema compositivo classico con il blocco centrale che avanza sui due alle estremità. Il fronte principale è imponente e mostra numerosi elementi che marcano l’orizzontalità dell’impianto. Al centro della facciata si colloca la loggia d’ingresso, sporgente rispetto al volume principale, le cui arcate sorreggono l’ampio terrazzo sovrastante. Dalla loggia d’ingresso si accede al grande atrio (probabilmente l’unica parte originale rimasta dell’impianto ottocentesco) oltre il quale, sul fondo, è collocato il lungo salone trasversale e, prima, sulla sinistra, il blocco scala che permette di accedere alle camere del piano superiore e al grande terrazzo aperto verso il parco. Elegante l’apparato decorativo degli interni: soffitti con dipinti a tempera novecenteschi inquadrati da finte cornici, tappezzerie pittoriche originali a finto tessuto, stucchi e pavimenti in legno dai pregevoli disegni geometrici.

La Villa è stata completamente restaurata e riarredata, dall’attuale proprietà, ed un paziente lavoro l’ha portata all’antico splendore. I bellissimi pavimenti hanno ritrovato la loro brillantezza, preziosi lampadari e specchi in vetro diMurano, affreschi e stucchi, si rincorrono in ogni stanza.Un sapore antico avvolge l’ospite, che qui si sente immerso in un’oasi ditranquillità, ma sicuro di trovare ogni comfort. Da notare, infine, la raffinata cappella della villa che mostra un fronte con lesene ioniche reggenti il timpano (un tempo ornato alle estremità da due statue).

Nel 1968 l’attore italiano Ugo Tognazzi vi girò alcune scene de “Il commissario Pepe”.

 

 

20. Villa  Tito

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La villa – in discreto stato di conservazione – prende il nome dal pittore Ettore Tito, che qui pose la sua residenza; a testimonianza di ciò sono tuttora conservate alcune tele, dipinte dallo stesso Tito, nella cappella presente nella proprietà.
Il complesso, ubicato proprio sulla sponda del Brenta, sulla riva destra e orientato con direttrice nord-sud, è costituito, oltre che dalla villa padronale, da alcune adiacenze separate dal corpo principale da un vasto parco di impianto “romantico” ottocentesco.
L’accesso alla proprietà avviene secondo due percorsi; il primo, individuato dal portale d’ingresso è in asse con la facciata principale del corpo padronale; il secondo, si trova in posizione laterale e dà direttamente sul parco, immediatamente fruibile tramite una studiata visione prospettica. Baldan (1995) riferisce di un documento, datato 1797, conservato all’Archivio di Stato di Padova, che descrive «Casin con barchessa, chiesa, marezzana tra Ca’ Avogadro e Ca’ Badoer» (1995) che posizionerebbe quindi l’edificazione della villa alla fine del XVIII secolo.
Il corpo principale, piuttosto massiccio nelle dimensioni, presenta due facciate simili nella composizione e nelle forme; l’accesso al piano terra è accompagnato da una scalinata in pietra delimitata da balaustrate laterali; tutto il fronte si presenta organizzato intorno a un asse centrale che coincide con il fulcro architettonico della composizione.
Il prospetto, che riporta quindi le caratteristiche forme architettoniche e distributive della villa veneta settecentesca, è concluso da un corpo sopraelevato con timpano triangolare e pinnacoli in sommità. Il fronte verso il giardino presenta la scalinata d’ingresso arricchita di due rampe di notevoli dimensioni che permettono di ricavare, al di sotto di queste, una loggetta originariamente adibita a cedraia.
Il parco, importante elemento caratterizzante la proprietà, è l’unione di zone progettate per i diversi tipi di verde, tali da movimentare la visione dell’insieme. Conclude la proprietà lungo il fiume Brenta, l’oratorio, un tempo dedicato al Redentore, con campaniletto a vento.

Visitabili parco, piano nobile, cedraia e oratorio: seconda e quarta domenica del mese e festivi dalle 15.00 alle 19.00. Per inf.Associazione Echidna +39 3407615862;

21. Villa Badoer Fattoretto

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Percorrendo il naviglio, sulla riva destra, è possibile ammirare questa villa, ancora oggi dotata di accesso fluviale, a menzione della fondamentale importanza storico-economica del percorso d’acqua per le zone della Riviera.
Grazie all’incisione di Costa del 1747, riproducente la Veduta del Palazzo N.H. Badoer, è possibile confrontare l’architettura settecentesca con l’edificio giunto fino a noi, osservando come, nonostante la perdita della struttura architettonica originaria, permanga la solennità di questa nobile dimora e si percepisca tuttora quella particolare atmosfera legata alla cultura del “vivere in villa”.
Il corpo padronale è costituito da un edificio a pianta quadrata.
Nella rappresentazione storica la villa era affiancata da due lunghe ali, concluse da due corpi simmetrici; la forma originaria è andata persa a causa di successivi rimaneggiamenti edilizi che hanno un po’ appesantito la lettura complessiva dei prospetti.
L’asse centrale della composizione prosegue anche esternamente su entrambi i fronti: da una parte l’ospite è accompagnato verso il naviglio da un piccolo percorso concluso dal portale con statue e cancello in ferro battuto, dall’altro è possibile ammirare il vasto parco con statue settecentesche e laghetto.
Sull’origine di questo piccolo specchio d’acqua vi è un aneddoto curioso; il barone Carlo de Chantal, proprietario della tenuta dai primi del Novecento, era ben convinto dell’esistenza di un tesoro, sepolto nel parco della villa. Il ritrovamento non avvenne ma a memoria delle ricerche è rimasto lo scavo, letto dell’attuale laghetto.
Nel xx secolo la proprietà, come molte altre villa della Riviera, ebbe vita travagliata e fu occupata, con danni molto ingenti alle strutture e al parco, durante il secondo conflitto mondiale, prima dai soldati tedeschi e poi da quelli inglesi.
È merito della famiglia Fattoretto che la acquisì nel 1945 e ne è tuttora proprietaria, aver ridato nome e lustro a questa villa non solo grazie a un restauro completo degli edifici (1964-1971), ma anche raccogliendo nelle adiacenze documenti, materiali e attrezzi legati alla “vita del villano”, creando così un interessante museo aperto al pubblico.

Info:
Orari: Dal 17 aprile la villa è aperta tutte le domeniche e i giorni festivi di aprile, maggio, giugno, settembre ed ottobre con visite alle ore 15.00, 16.30 e 18.00 – Tel. 347 8243292

22. Villa Carraro, Mioni

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Il complesso conosciuto come villa Carraro, Mioni è sito in località Ca’ Tron; questo toponimo indica la presenza sul posto della nobile e ricca famiglia veneziana dei Tron e numerosi documenti descrivono, a partire dal Cinquecento, i loro possedimenti in questa amena località della Riviera del Brenta.
Già nelle redecime del 1537 viene registrata «una casa domenicale. Nel 1797 un grave incendio distrusse quasi completamente l’imponente villa; probabilmente su queste rovine fu ricostruita l’attuale villa. A partire dal 1808, nel catasto napoleonico, compare censito l’edificio nella sua forma pressoché definitiva, denominato «casa di villeggiatura», composto anche da barchessa e oratorio.
La villa, di fattura ottocentesca riprende le forme della tradizionale costruzione dominicale veneta tardo seicentesca; la facciata principale è tripartita, organizzata su due livelli e sette assi e coronata da un abbaino, ripetuto su ogni fronte.
Al piano nobile si nota una trifora – originariamente con l’apertura centrale ad arco oggi tamponato – che affaccia su di una balaustrata e alla quale corrisponde internamente il salone principale. Le ali laterali, a un solo livello, sono coronate da un attico anche terrazza, e sono scanditi da quattro paraste di ordine dorico.
Di notevole interesse naturalistico, il parco che cinge la villa, di origine ottocentesca è progettato come un “giardino romantico”: di circa 50.000 mq si alternano sapientemente zone progettate per il passeggio, con prato, sentieri rettilinei e parterre panoramici e zone di notevole impatto visivo, con boschetti, collinette artificiali, specie esotiche e percorsi “tortuosi” tanto cari alla sensibilità romantica e affini al gusto del pittoresco. Non possono mancare in questo contesto delle rovine malinconiche, adagiate sapientemente su una solitaria collinetta. Interessante è la ghiacciaia, rarità segnalata anche da Baldan che ne riporta altri esempi in Riviera solo in villa Pisani e villa Barbariga entrambe a Stra (Baldan, 1993). Le diverse zone sono separate tra loro da percorsi d’acqua.
All’interno del parco è situato l’oratorio, probabilmente appartenuto all’originaria villa Tron.
La barchessa con quattro archi a tutto sesto, un tempo ricovero di attrezzi e fulcro della vita contadina, conclude la parte edificata e introduce verso la parte agricola del fondo.

23. Villa Toderini, Fini

DISTRUTTA DA UNA TROMBA D’ARIA L’ 8 LUGLIO 2015

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Villa Fini si mostra in tutta la sua maestosità percorrendo la riva sinistra del Brenta ed è proprio grazie a questa sua posizione invidiabile e per la fastosità delle sue forme originarie.
Le prime notizie riguardanti l’edificio sono segnalate nel 1665 quando Zuane Antonio  Toderini diventa proprietario di 75 campi in  “villa della Mira…”
Il corpo principale quindi risalirebbe alla metà del XVII secolo, anche se il maggiore apporto compositivo e decorativo risale alla fine del Seicento quando la nobile famiglia veneziana dei Fini entra in possesso della proprietà.
Il corpo padronale è situato su di un lotto rettangolare, arretrato rispetto il fronte meridionale che si affaccia sul naviglio, affiancato dalle barchesse.
La facciata principale, anch’essa orientata verso sud, presenta un impaginato simmetrico, costruito attorno a un asse centrale che organizza tutta la composizione architettonica, costituita di tre piani e undici assi. Le aperture, ad arco a tutto sesto nei piani terra e nobile, si susseguono in maniera regolare sia nelle dimensioni che nelle forme, presentando eleganti cornici in pietra d’Istria, materiale della tradizione costruttiva veneziana impiegato anche per realizzare particolari del frontone triangolare che fino a poco tempo fa racchiudeva un orologio meccanico.
Perpendicolarmente al corpo che ospita la villa padronale si sviluppano gli annessi. Quello di sinistra, ancora ben leggibile nella sua forma primitiva, si presenta come un corpo allungato, di pianta rettangolare con aperture ad archi a tutto sesto al piano terra, cui corrispondono finestrelle circolari nel sottotetto.
Il complesso comprende anche un oratorio, la cui facciata incorniciata da lesene ioniche che inquadrano una finestra termale è di origine seicentesca, e la sua presenza in questo complesso è testimoniata dalle visite pastorali effettuate nel 1669 e nel 1690. Arretrato rispetto alla facciata, vi è un piccolo campanile a vela.

Di notevole suggestione è, inoltre, il parco da cui si accede attraverso un portale con arco a tutto sesto in pietra, ornato da statue settecentesche.

 

24. Villa Andreuzzi, Bon, Spezzati

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La villa, dall’aspetto monumentale si trova in posizione centrale, con un fronte prospiciente la riva del Brenta e un altro adiacente l’attuale via Roma.
L’invidiabile localizzazione ha perciò caratterizzato le forme architettoniche dei fronti, entrambi imponenti e riccamente elaborati, forme che privilegiano quindi più l’aspetto rappresentativo dell’edificio quale palazzo cittadino piuttosto che il lato privato del «soggiornar in villa».
La datazione dell’edificio può essere stimata verso la metà del XVII secolo quando, in un documento del 1661 Andrea Lusi riferisce di «casa domenicale con poco orto contiguo, stalla da cavalli, qual tengo per mio uso e abitazion e mi è più di spesa» (Baldan, 1995).
Il fronte sul canale si presenta organizzato su due livelli mentre un terzo livello, sottostante gli altri due ed evidenziato da piccoli fori quadrangolari, identificava i locali adibiti a servizio. L’accesso al piano primo avviene tramite una scalinata a due rampe contrapposte, concluse da una ringhiera in ferro battuto; tutte le aperture, ad arco al primo livello e architravate al secondo livello, rigorosamente simmetriche rispetto a un asse compositivo centrale, sono incorniciate da semplici profili in pietra d’Istria. La facciata è tripartita e maggior risalto è posto alla parte centrale; quattro paraste di ordine ionico gigante delimitano un leggero aggetto della superficie e scandiscono le aperture centrali.
Poco è concesso all’apparato decorativo che con rigore completa la facciata: i balaustrini del secondo piano, non sporgendo dalla superficie antistante, interrompono solo visivamente la continuità del prospetto.
La fascia a dentelli corre lungo tutto l’edificio, cingendone così i quattro fronti.
Conclude la facciata un timpano triangolare, su cui spiccano tre vasi acroteriali in terracotta.
La facciata su via Rizzo riprende le stesse caratteristiche architettoniche e compositive variando però l’uso della pietra d’Istria dei contorni e dei profili con un impasto misto a base di marmo e laterizio.
La villa, anche per i molti passaggi di proprietà nel corso dei secoli, ha variato notevolmente il suo impianto planimentrico interno; il restauro ha voluto conservare le tracce di questo passato, mantenendo alcuni elementi come testimonianza della storia dell’edificio.
Affiancata alla villa vi è una barchessa in mattoni che si narra essere stata luogo di macellazione e rifornimento delle truppe di Napoleone (Guiotto, 1983).

25. Villa Nani Mocenigo Golin

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Il complesso è costituito dal corpo villa con la vecchia scuderia a est e da un giardino. L’accesso dalla strada avviene attraverso un cancello con due pilastri sormontati da statue.
La villa fu costruita nel XVIII sec. per volere della famiglia Nani Mocenigo. Successivi interventi hanno portato a modifiche interne: nel 1838, come riporta una data su un pavimento, furono realizzati i terrazzi alla veneziana di cui l’edificio è ricco. Recentemente il complesso è stato restaurato.
Il corpo villa organizzato su tre piani presenta un impianto simmetrico, caratterizzato da un salone centrale e stanze laterali. Il corpo scale si trova nella parte ovest: realizzato in pietra, ha pianerottoli in terrazzo.
Il corpo scuderia, di due piani, è collegato alla villa da un portico, anticamente passante.
Il prospetto sud della villa è interamente decorato: la parte basamentale presenta delle fasce a bugnato dipinte, con due archi ciechi.
La facciata è segnata da marcapiani in pietra, mentre sull’asse centrale c’è un portale in pietra. Sormonta il tutto un timpano con acroteri in cotto e una statua.
All’interno la villa presenta decori parietali, fasce e fregi in tutte le stanze al piano terra, con un soffitto nel salone centrale riportante finti stucchi dipinti. Al primo piano si trovano decori geometrici e grandi campiture regolari, mentre al secondo uno splendido salone presenta delle tappezzerie dipinte a losanghe con effetto tridimensionale e soffitti a motivi geometrici.
Attualmente in villa trova sede un ristorante che occupa tutto il piano terra; inoltre vi ha sede un’associazione culturale che organizza eventi di diverso tipo e una scuola di musica diretta da Mogol, oltre a un allevamento di uccelli rari e di farfalle.

26. Villa Velluti

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Villa Velluti situata a Sambruson, fu l’edificio nel quale il celebre sopranista marchigiano Giovan Battista Velluti (1780-1861) scelse di trascorrere gli ultimi anni di vita, conquistato dal fascino della Riviera e dal lento fluire del Naviglio.
Per impreziosire la dimora e celebrare l’arte che lo rese famoso egli volle, a coronamento del tetto, statue raffiguranti suonatori e strumenti musicali.
In passato, la villa ospitava un centro musicale intitolato a Mimì Velluti.
La tipologia della villa è settecentesca e nella parte sud il complesso ha subito un’estensione dei corpi di servizio resi necessari per l’attività economica svolta negli anni passati dai precedenti proprietari.
Nel parco sorge anche un oratorio.
Villa privata non visitabile

27. Villa Badoer, Basso, detta “Maria”

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Villa Badoer, ora Basso, orientata sulla direttrice nord-sud, è un complesso composto dalla villa padronale, di pianta quadrata, affiancata da due ali più basse; perpendicolarmente al corpo padronale sul fronte settentrionale, si trovano invece le adiacenze agricole; la proprietà – che comprende anche un piccolo oratorio – è immersa in un parco, del quale una parte è piantumata a vigneto.
L’edificio principale si sviluppa su due livelli e cinque assi, e presenta una sopraelevazione nella parte centrale per l’inserimento di un corpo ad abbaino dove, in origine, erano i granai. La facciata, dalle forme piuttosto semplici, presenta alcuni particolari decorativi e architettonici che ingentiliscono le sobrie linee compositive; nella parte mediana del fronte, al piano nobile, vi sono due portefinestre architravate collegate da un unico balcone, con parapetto in ferro battuto, sostenuto da mensole in pietra.
Sopra di queste è posto, a sottolineare l’assialità della composizione, un timpano curvilineo con lunetta decorata; l’unione tra l’abbaino e le ali è addolcita da elementi curvilinei coronati da sfere.
L’uso della bicromia e di leggeri risalti a configurare disegni geometrici arricchisce il prospetto, recentemente restaurato.

28. Villa Alberti, Folco

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La villa, di forme settecentesche, è oggi di proprietà Folco ed è stata identificata da Baldan come una delle proprietà dei Badoer nell’abitato di Dolo (Baldan, 1995).
La proprietà, recentemente restaurata, è composta, oltre che dalla villa dominicale, da un annesso adibito a residenza entrambi all’interno di parco con statue e una vera da pozzo in pietra.
Il nucleo principale è composto da un corpo centrale, orientato con direttrice nord-est sud-ovest, che fungeva da abitazione padronale, al quale è stato affiancato un corpo rettangolare che ha modificato sostanzialmente la lettura compositiva dell’edificio.
Il suo prospetto, verso nord-est, riporta le caratteristiche tipiche dell’edilizia veneziana: le aperture, cinte da mostre in pietra e articolate su sette assi e due piani, sono posizionate regolarmente rispetto quello di simmetria, anche asse distributivo delle sale interne; il salone è illuminato da una porta finestra con corto balcone su mensole lapidee.
Il fronte è concluso da un abbaino sopraelevato rispetto la facciata, coronato con timpano triangolare modanato. I due prospetti, quello sul giardino e quello verso il fiume, sono pressoché identici, a meno della decorazione dipinta unicamente sul frontone nord.

29. Villa Andreucci, Comello, Sicurella

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Sulla riva sinistra del fiume Brenta, lungo l’attuale statale, in località Casello Dodici, si trova villa Andreucci, Comello, ora Sicurella.
La villa, di origine settecentesca, faceva parte di un complesso più ampio costituito da tre edifici di pari dignità artistica e molto simili nella fattura compositiva e architettonica. Secondo Baldan la scomparsa dei  due edifici potrebbe risalire alla fine del xix secolo (Baldan, 1995), contemporaneamente alla realizzazione di villa Rocca, Ciceri, Bressan in quella stessa localizzazione.
Il complesso è composto, oltre che dal palazzo padronale, da una barchessa e originariamente da un piccolo oratorio, ora facente parte della già menzionata villa Rocca, Ciceri, Bressan.
Il prospetto principale si affaccia sulla riva del Brenta e mostra linee squisitamente settecentesche sia nella composizione sia nell’apparato decorativo che ingentilisce la rigorosa simmetria degli elementi architettonici.
La facciata è organizzata attorno a un  nucleo centrale che ne scandisce il ritmo: i due piani della costruzione, infatti, sono sormontati da un corpo mediano sopraelevato, raccordato all’edificio tramite due volute; la centralità della composizione è segnalata anche dal bell’ingresso con soprastante cimasa a cui corrisponde, al piano superiore, un corto balcone con balaustri in pietra che proseguono anche nelle adiacenti aperture rettangolari.
La facciata è infine coronata da un’alta fascia continua sulla quale s’innesta un timpano triangolare sormontato da tre pinnacoli.
La barchessa si presenta come un corpo rettangolare scandito al piano terra da una sequenza di archi ribassati cui corrispondono, al livello superiore delle semplici aperture rettangolari. Attualmente l’edificio di origine rurale è adibito ad abitazione.
Completa il complesso l’oratorio, un tempo inserito nel parco secolare. La sua facciata è delimitata da lesene ioniche, raccordate alle ali dell’edificio da due volute, riutilizzando il motivo decorativo visto sulla facciata della villa. Il portale d’ingresso è sormontato da una cornice a più fasce aggettanti e da un’apertura circolare.
L’intero complesso è stato oggetto di un restauro, patrocinato dall’attuale proprietario che, nel 1975, ha permesso di ricostruire parte dell’edificio, devastato da un incendio ridonando dignità alla villa dopo un lungo periodo di precarietà.

30. Villa Donà, Priuli, detta “San Giacomo”

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Si tratta di un complesso piuttosto imponente, adagiato sulla riva destra del naviglio Brenta e composto di più nuclei edilizi realizzati in momenti successivi; proprio questa integrazione di interventi architettonici ha dato origine a una villa dall’aspetto eterogeneo dal punto di vista architettonico e compositivo. Analizzando le fonti bibliografiche possiamo notare una discordanza nella ricostruzione delle vicende storiche legate allo sviluppo e alla proprietà della villa.
Guardando la villa dalla riva del fiume si possono individuare, nel corpo principale, due momenti edificatori che si completano in un unico corpo edilizio.
La parte più antica della villa, probabilmente di origine seicentesca, può essere individuata nella porzione longitudinale dell’edificio, progettato con linee sobrie e armoniose. Il corpo di fabbrica si sviluppa su due livelli con una scansione ritmica delle aperture simmetricamente disposte sul fronte, con fasce a marcapiano e un liscio attico terminale.
Il prospetto è arricchito da archivolti ad arco ribassato in lieve aggetto posti sopra le finestre del primo piano. Si affianca a questo edificio un corpo leggermente più alto, sviluppato su tre piani, di dimensioni minori rispetto all’ala adiacente che riprende solo in parte il linguaggio architettonico utilizzato nel nucleo più antico.
All’interno erano conservati quattro affreschi d’incerta attribuzione, due dei quali, però, andati distrutti nei bombardamenti che hanno colpito la villa durante la prima guerra mondiale (Guiotto, 1983).
Il complesso è comprensivo di barchesse, segnalate anche nei mappali dei catasti storici e di un parco piuttosto ampio con numerose piante annose.
L’oratorio, posto a est del palazzo, si presenta con il fronte principale caratterizzato da ingresso architravato e timpano incluso nel prospetto; l‘impianto planimetrico, ottagonale, ricorda quello dell’oratorio presso villa Tron Mioni. Sorta su un precedente oratorio ora divenuta cripta, la cappella è intitolata a San Giacomo da cui ha successivamente preso nome tutto il complesso.

 

31. Villa Venier, Levorato, Velluti

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La villa si trova nel centro dell’abitato di Sambruson, separata da via Brenta Bassa da un parco con vera da pozzo cinquecentesca; la sua posizione è particolarmente favorevole nonostante la forte urbanizzazione che la zona ha subita negli ultimi decenni ed è tuttora immersa in un vasto fondo agricolo, conservando così almeno in parte quella visuale di cui doveva aver goduto nei secoli di maggior fasto.
Il complesso attualmente di proprietà Velluti, è sempre stato identificato con il nome dei Venier, secondo tradizione primi intestatari del contesto, Baldan ha proposto invece l’identificazione della villa come una proprietà Morosini, come riferito in alcuni documenti conservati alla Biblioteca Correr di Venezia (Baldan, 1995).
Appare corretto individuare la datazione dell’edificio nel XVI secolo, sia per le caratteristiche architettoniche compositive sia per quelle distributive. Sono inoltre presenti, all’interno della villa padronale, degli affreschi di diverse fatture ma datati, concordemente da diversi studiosi, come cinquecenteschi (Bassi, 1987).
L’edificio dominicale si mostra sobriamente composto sia nelle forme sia nelle proporzioni; sviluppato su tre piani – di cui l’ultimo ammezzato – mostra una facciata dove gli elementi della tradizione architettonica veneziana sono esaltati dalla particolare ubicazione della villa, immersa nel verde della campagna.
Le aperture, ad arco a tutto sesto nei primi due livelli, si fanno nel secondo di dimensione maggiore; non mancano gli elementi decorativi, atti a evidenziare l’importanza anche abitativa dell’edificio: sopra le finestre del primo piano compaiono architravi lapidei lavorati mentre il fulcro compositivo e architettonico del prospetto, la trifora a illuminare il salone passante del piano nobile, è scandita da colonnine con capitelli decorati, aprendosi sul corto balcone dagli snelli balaustri.
All’interno molti ambienti sono decorati ad affresco, purtroppo in mediocre stato di conservazione e quindi di difficile lettura e datazione. È possibile comunque individuare più temi raffigurativi che spaziano dalle vicende storiche alla nota parabola evangelica del figliol prodigo; alcuni dipinti di epoca più tarda sono presenti nel salone del primo piano.
Sono attualmente in corso lavori di restauro.

 

http://www.rivieradelbrenta.biz/-  www.comune.dolo.ve.it/-  http://www.irvv.net/  http://www.enrosadira.it – http://www.villevenete.net