Le Ville della Riviera del Brenta: comune di Fiesso d’Artico

32) Villa Barbarigo-Fontana; 33) Villa Recanati-Zucconi; 34) Villa Soranzo; 35) Villa Vitali, Flangini, Fini, Cottoni, Andriollo, detta “degli Armeni”; 36) Villa Zucconi, Giustinian, Corner, Vendramin, Smania; 37) Villa Contarini di San Basegio, Occioni Bonaffons.

 

32. Villa Barbarigo-Fontana

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Sulla riva sinistra del naviglio Brenta sorge la cinquecentesca villa, una semplice e compatta costruzione a due piani con sottotetto, serrata ai lati da due brevi ali laterali e circondata da un ampio giardino con brolo cinto tutt’intorno da mura.

Un piccolo oratorio, posto a conclusione di un imponente corpo a “T” destinato a rustici, è situato lateralmente piuttosto vicino all’accesso carrabile, che avviene ancora oggi attraverso un’imponente cancellata in ferro disposta tra due alti pilastri quadrati sulla cui sommità sono poste delle lampade in ferro.

Ferma l’origine cinquecentesca del compatto corpo padronale che nel corso dei secoli ha subito notevoli trasformazioni, come il probabile innalzamento del corpo centrale, la costruzione delle due brevi e arretrate ali laterali, l’eliminazione dell’avancorpo balaustrato nonché la realizzazione della decorazione esterna di chiaro gusto settecentesco. A questo periodo, inoltre, dovrebbe risalire l’oratorio dalla pianta rettangolare con piccolo presbiterio voltato a crociera.

Certamente ottocentesche sono invece le decorazioni di alcuni vani del pianterreno e gli stucchi presenti all’interno del piccolo oratorio. Quest’ultimo, che conservava una pala attribuita da Tiozzo a Guarante e raffigurante una Madonna con bambino, presenta un prospetto caratterizzato da un portale d’ingresso con apertura mistilinea soprastante racchiuso da due lesene che sorreggono un timpano triangolare, sulla cui sommità è posto un angelo. In asse con l’oratorio si sviluppa un importante corpo a “T” destinato un tempo a rustico e ora, dopo recenti restauri, ad abitazione.

33. Villa Recanati-Zucconi

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Il complesso risente certamente dell’esuberanza decorativa e dello slancio verso l’alto tipici del Seicento.

È forse la più barocca delle ville che si trovano sulla riviera del Brenta, non tanto per la varietà e la libertà degli elementi decorativi, quanto per il dinamismo dei fori che si alternano in altezze e dimensioni nella simmetria rigorosa della costruzione.

Al suo impianto rigorosamente tripartito, sia in pianta che in prospetto, fa da contrappunto la decorazione che dal pianterreno porta lo sguardo verso l’alto attraverso nuove soluzioni formali, come i due ovali sovrastati da aperture quadrate nell’avancorpo del pianterreno, sino al timpano triangolare sull’asse centrale interrotto da due fori ovali per concludersi poi sugli innumerevoli pinnacoli che lo sovrastano.

La villa, che sorge sulla riva sinistra del naviglio Brenta, è immersa in un parco secolare e ha verso ovest un’elegante barchessa e elementi lapidei e, verso est, un piccolo oratorio ancora consacrato e alcuni annessi rustici.

Particolare interesse suscita la barchessa porticata, probabilmente coeva al corpo padronale.

A conclusione del prospetto vi è un basso attico con grandi oculi pseudo ellittici.

Sul lato opposto, invece, è situato il piccolo oratorio a un’unica navata.

«Le incisioni del Coronelli e del Volkamer, informano che l’aspetto della villa Recanati-Zucconi si mantiene da più di due secoli e mezzo pressoché identico» (Bassi, 1987).

Dalla metà del Seicento la fabbrica è posseduta da Zaccaria. Nel 1780 è acquistata da Pietro Ferrari (Baldan, 1982) che mantiene la proprietà sino agli inizi dell’Ottocento quando diviene dapprima di Giacomo Foscarini e poi della famiglia Meneghini. Nel corso del Novecento la proprietà passa dapprima ai Donati, poi agli Olivieri quindi alla famiglia Fracasso, attuali proprietari (Bassi, 1987). Nonostante i numerosi passaggi di proprietà, la villa con le sue adiacenze sono tuttora in ottimo stato di conservazione.

 

34. Villa Soranzo detta “la Soranza”

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Il complesso di villa Soranzo detta “la Soranza” è situato sulla riva sinistra del Brenta di fronte a villa Pisani detta “la Barbariga”. Si tratta di un edificio cubico, costruito tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, che ripropone in pianta lo schema planimetrico tripartito con salone centrale a “T”, interpassante, e stanze poste lateralmente.

Volumetricamente si suddivide in tre piani, rialzato, nobile e sottotetto più seminterrato. Una scalinata di otto larghe pedate conduce all’ingresso della villa, sovrastato da un elegante poggiolo in pietra su cui si affaccia una serliana.

Sopra la linea di gronda si stacca dalla co pertura un alto abbaino, con monofora centrale chiusa da una piccola balaustra in pietra e volute di raccordo.

All’interno ornamenti ad affreschi e tre pregevoli caminetti decorati da stucchi

Ai Soranzo la villa appartenne solo dal 1611 al 1761, poiché già nel 1767 la proprietà che compare nel rilievo di Pietro Brandolese è assegnata alla famiglia Corner, la quale nel primo Ottocento la cede ai Bonato e da questi passa dapprima ai Palazzi e successivamente ai Fracasso, attuali proprietari. «Non sappiamo invece di chi fosse la villa in origine, prima che l’acquistassero i Soranzo di Rio Marin, appartenenti ad un ramo diverso da quei Soranzo che avevano commissionato la villa di Treville al Sanmicheli».

Ai nostri giorni il giardino si sviluppa a est e a nord della proprietà. L’area antistante la villa ha prato all’inglese, diviso da un vialetto in ghiaia che conduce all’ingresso della villa mentre quella a lato conserva ancora alcune specie di un certo valore.

 

 

35. Villa Vitali, Flangini, Fini, Cottoni, Andriollo, detta “degli Armeni”

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Inserita assieme alle due barchesse e all’oratorio in un ampio parco, la villa è un’interessante costruzione padronale dalla forma parallelepipeda, perfettamente inseribile in un quadrato.

Per il suo equilibrio nelle forme e per la ricerca armoniosa delle parti, Elena Bassi ipotizza un’origine cinquecentesca che trova ulteriore conferma nell’elegante serliana, presente sulla facciata posteriore, che potrebbe essere la «sigla di un maestro sensibile e aggiornato sui nuovi modelli architettonici che si imponevano in città» (Bassi, 1987).

Lo schema planimetrico interno rimanda alla tipo tripartito, con salone centrale passante affiancato dalle consuete quattro stanze laterali che, in alzato, si traduce in una disposizione simmetrica delle aperture rispetto all’asse centrale. In particolare il prospetto anteriore, che si affaccia sul parco verso nord-est, è caratterizzato dalla serliana con balcone su mensole in pietra disposta lungo l’asse centrale.

Più a nord-est, ai lati e in posizione simmetrica si trovano le due barchesse, probabilmente costruite tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento durante la proprietà dei padri Armeni.

Infine il piccolo oratorio, commissionato e costruito nel 1777 durante la proprietà di Giovanni de Serpos, è caratterizzato dall’ampio timpano triangolare con oculo centrale sorretto da quattro paraste di ordine corinzio e, al centro, presenta un portale d’ingresso architravato sormontato da una lunetta semicircolare.

«Non sappiamo chi fondò il complesso; è noto invece che per tutto il Seicento e il Settecento si avvicendarono nella sua proprietà ricchissimi greci, i cui nomi s’intrecciano anche con la storia urbanistica di Venezia» (Bassi, 1987).

Della villa si trova infatti traccia negli Archivi di Stato di Venezia e di Padova sin dal 1617, anno in cui è di proprietà del mercante veneziano Vidal Vidalli Antonio che nel 1632 la vende all’avvocato Tommaso Flangini, originario di Corfù (Padoan, 1999). Alla morte della figlia Marietta, che godeva nel frattempo di questo bene, il marito la cede alla ricchissima famiglia Fini. A questo periodo, secondo la Bassi, risalirebbe la decorazione degli interni con dipinti greci. Nel 1701 i banchieri Domenico e Nicolò Cottoni rilevano la proprietà di Fiesso, come testimonia pure la stampa n. 32 di Costa. Già nel 1757 la residenza passa di proprietà a Giovanni de Serpos, il quale «si occupò di far abbellire gli interni della fabbrica con decorazioni ispirate allo stile orientale, presenti tutt’oggi sulle porte del salone centrale al pianterreno» (Bassi, 1987) e inoltre commissionò la costruzione del piccolo oratorio. Nel 1794 i padri Armeni acquistarono il corpo padronale e fecero successivamente erigere le due barchesse laterali.

Abbandonata per un lungo periodo e dopo esser stata destinata anche a ospedale da campo, la villa dopo un lungo e accurato restauro ha ripreso oggi la sua originaria funzione abitativa.


36. Villa Zucconi, Giustinian, Corner, Vendramin, Smania

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In un lotto di media estensione e sulla sponda sinistra del naviglio del Brenta si dispone la settecentesca villa con le sue notevoli pertinenze: le due ali laterali e le due imponenti adiacenze rustiche poste perpendicolarmente al corpo padronale e formanti con quest’ultimo un’ampia corte antistante il fronte posteriore.

L’edificio padronale è di pianta rettangolare con schema planimetrico tripartito, salone centrale passante e stanze simmetriche ai lati.

Il prospetto anteriore, verso sud-est, presenta rigorosi caratteri di simmetria, con le aperture poste specularmente rispetto all’asse compositivo principale. Ai lati si distribuiscono semplici aperture rettangolari. Un cornicione modanato si dispone lungo la linea di gronda, sulla quale s’innalza il sopralzo centrale, con timpano sulla sommità e volute di raccordo ai lati. Due aperture rettangolari con corto balcone e parapetto in ferro si trovano al centro del sopralzo.

Al corpo padronale si affiancano due brevi ali laterali, a due piani con tetto nascosto da un attico e con fornice archivoltato che permette il passaggio alla corte retrostante; su queste s’innestano perpendicolarmente le due adiacenze agricole.

Mentre quella orientale appare come un lungo corpo porticato, ora parzialmente tamponato, con archi a tutto sesto sorretti da ampi pilastri e inquadrati da un ordine di paraste con fascia trabeata sulla sommità, quella occidentale, è frutto di successivi ampliamenti e rimaneggiamenti.

Vera da pozzo nel giardino e piccolo parco.

Attualmente la villa appare in discreto stato di conservazione e attende il previsto intervento di restauro.

 

37. Villa Contarini di San Basegio, Occioni Bonaffons 

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L’articolato complesso di villa Contarini, Occioni Bonaffons si dispone come una compatta cortina edilizia nella quale si susseguono senza soluzione di continuità i rustici, l’oratorio, una prima barchessa, il corpo padronale, una seconda barchessa e ancora altri rustici. Sul retro si estende anche il parco, ora purtroppo in cattivo stato di manutenzione, che si affaccia direttamente sulla sponda sinistra del Brenta con una porta d’acqua. Inizialmente sorto come semplice casino di caccia, venne presto ampliato e adattato a residenza di villeggiatura estiva della famiglia Contarini del ramo di San Basegio. A questi successero dapprima i Marcello poi, agli inizi dell’Ottocento, gli Occioni-Bonaffons-Medail e infine i Bernabei-Lazzarovich (Padoan, 1999). Lo sviluppo orizzontale, avvenuto per giustapposizione, e le trasformazioni subite dai singoli edifici hanno portato a datare il corpo padronale alla fine del Seicento.

Le diverse adiacenze hanno subito nel tempo varie trasformazioni e cambi di destinazione tranne, forse, l’oratorio : questo piccolo edificio con ingresso fronte strada, potrebbe esser coevo al primo nucleo seicentesco della villa.

A fianco dei primi due edifici rustici, simmetrici, si possono inoltre notare due ingressi laterali con sovrastante terrazza belvedere.

Il parco ha una forma trapezoidale che si sviluppa su un terreno pianeggiante, con una piccola collina artificiale posta sul confine sud e con l’antico muro perimetrale che delimita il solo confine est. Le specie principali sono dei tigli ibridi, alcuni abeti rossi posti a ridosso della villa, dei tassi lungo il Brenta, alcuni bagolari e una fila di pioppi cipressina posti vicino all’ora.

http://www.rivieradelbrenta.biz/- www.comune.dolo.ve.it/- http://www.irvv.net/ http://www.enrosadira.it – http://www.villevenete.net